I falsi eunuchi imprenditoriali dei treni indiani
Di Sanjay Sharma
AHMEDABAD: In sari di nylon dai colori sgargianti, Kamlesh e Vinod si dirigono alla stazione ferroviaria di Kalupur, dove prenderanno un treno per fare l'elemosina. Sono le quattro del pomeriggio.
Le voci basse e l'ombra della barba che si intravede sotto il trucco sulla loro pelle scura; le labbra appariscenti scoperte in una smorfia rossa fiammeggiante; lo smalto da due soldi sulle unghie; le profanita' studiate - tutto indica la stessa reazione iniziale: eunuchi, hijras, chakkas. Una veloce ricerca in tasca, un biglietto da cinque o da dieci rapidamente cambia mano, e poi via al prossimo scompartimento.
Quasi sempre, a fine serata gli introiti raggiungono le 300 rupie. Abbastanza da mantenere loro, le loro mogli e bambini ben nutriti, ben vestiti e riparati. Si, hanno mogli e anche bambini.visto che sia Kamlesh e Vinod non sono "cartucce vuote", come vengono definiti gli eunuchi da certi dizionari americani.
Appartengono ad una tribu' sempre piu' vasta di "imprenditori", che mischia un potente cocktail di doppi sensi, ornato dal 'travestimento', un soffio di maniere ed una sottile pres-sione per pungolare il pubblico a "disfarsi dell'imbarazzo", il piu' velocemente possibile.
Tutta questa tecnica ricorda Victor/Victoria. Questa, poco-ricordata, produzione Hollywoodiana narra la storia di Victoria - un attrice disoccupata e affamata nella Francia del dopoguerra che sta sul punto di barattare la sua virtu' ad un viscido quando un agente, anche lui disoccupato, del mondo dello spettacolo le suggerisce di apparire in uno spettacolo nel ruolo di un uomo che fa la parte della donna. Visto che Victoria e' una donna, ragiona lui, sara' capace di dare la migliore interpretazione, a patto che sia capace di convincere il mondo che lei e' un uomo - Victor. Il suo alibi ovviamente e' il suo "promoter" (e piu' avanti amante), il quale e' omosessuale.
L'ingegnosita', in ogni modo, non e' solo una prerogativa occidentale, e chi ha scritto questa tortuosa sceneggiatura di una donna personificando un uomo personificando una donna non e' stato l'unico a capire che il "travestimento" puo' fruttare.
Questi "travestiti" non sono ritrosi per come si guadagnano il pane quando qualcuno (con l'occhio di lince per vedere attraverso il petto imbottito e l'apparenza, attentamente studiata, di un gender neutro) attacca discorso. Kamlesh si pone subito sulla difensiva: "Che faccio di male? E' forse un crimine mettersi un sari e del rossetto? Ho mai detto di essere un chakka? Tutto cio' che facciamo e' estendere la mano davanti ai viaggiatori, se se la sentono, ci mettono dei soldi… se no ce ne andiamo". E tutte le battute? Un giovane passeggero che viaggia solo gli dice a Vinod, con un tono di rigetto, "(Khulle) nahin hai!" (Non ho (spicci) da darti). Gesticolando in direzione dell'inguine Vinod gli risponde: "Mera bhi to nahin hai" (neanch'io ho da dartene).
Nel seguente scompartimento un conservativo Ashish Jain nervosamente cerca un pezzo da cinque rupie nel portafogli. Ha con se i suoi tre figli che vanno dagli undici ai sei anni e stara' temendo il momento in cui dovra' rispondere a delle domande imbarazzanti per soddisfare la loro curiosita'. E mentre l'undicenne Ravi se la ridacchia allo sconforto del padre, il fratello piu' piccolo chiede al signor Jain perche' "questi uomini sono vestiti cosi?".
Piu' tardi il signor Jain mi confida che francamente ha "paura" dei hijras. "Possono fare qualunque cosa…tirarsi su il sari e fare gesti osceni di fronte a membri della famiglia se non gli dai quello che vogliono…a volte diventano anche maneschi…e' pura estorsione", dice. Scuote la testa come per non crederci, quando gli dico che quelli a cui ha appena dato cin-que rupie non erano veri eunuchi.
"Yeh hamara tatish hai" (queste sono le nostre tattiche)! Dice Kamlesh. Gli obbiettivi primari sono le famiglie che viaggiano insieme. "Dove ci sono ragazze o donne nella comiti-va, i soldi sono preparati in anticipo del nostro arrivo", dice ridendo.
I sociologi, attenti al linguaggio del corpo, dicono che e' facile scoprire un uomo che si spaccia per eunuco da un "chilometro di distanza" vista l'inerente umiliazione nel dover per-sonificare un individuo castrato. "Anche la parlata e' diversa", dice l'antropologo-psicologo A P Mishra. "mentre un vero hijra e' volgare e non si risparmia nulla indipendentemente da chi ha davanti, questi 'travestiti' sono piu' educati e meno profani". L'ex professore della Universita' di Allahabad aggiunge che gli eunuchi raramente si muovono in gruppi di meno di cinque/sei, visto che la maggior parte vive in comuni. Per Mishra, in ogni modo, i due gruppi operano sullo stesso principio - l'imbarazzo!
E le famiglie di Vinod e Kamlesh? Sono imbarazzate dal modo con cui portano i soldi a casa? Sembrerebbe proprio di no. Tra tutt'e due, hanno cinque figli, quattro di cui vanno anche alla scuola comunale. "L'abbiamo dovuto fare perche' nessuno ci dava un lavoro". Insistono che l'idea e' la loro, e che gli e' venuta quando hanno visto la cifra di soldi la gente era pronta a sborsare quando gli dava fastidio uno stormo del terzo gender, contro i pochi spicci dati a malincuore a mendicanti ciechi o mutilati.
"Fu molto difficile all'inizio per noi, visto che i nostri amici d'infanzia ci prendevano in giro", racconta Vinod. "Ma ci siamo fatti crescere i capelli e le unghie e ci siamo trasferiti. I nostri vicini adesso ci accettano per come siamo".
In un epoca in cui le statistiche di crimine e disoccupazione sono in diretta proporzione. In un era in cui la salvazione non e' piu' la chiave per aprire le porte della carita'. Ingenuita' e una solida conoscenza della psicologia umana diventano essenziali alla sopravvivenza.