Eva Maria Duarte e la ferita del ghetto

di Marianna Benigno

"Mentre la macchina da presa si alza lentamente per abbracciare l'onda compatta della folla, il palpito delle bandiere sui balconi e le oasi luminose di qualche falo', la voce del generale va scemando. In alto, le immagini si fondono in uno stesso scenario, ormai e' notte. Il raggio di un riflettore agita la spuma del milione di teste. Sgorgano fiumi di fiaccole, non si sa da dove. D' improvviso scoppia il buio, le tenebre assolute. Le labbra calde di un microfono si tendono verso lo spettatore[ Il regista ricorda l'ultima scena dell' Orgoglio degli Amberson, il capolavoro di Orson Welles superato soltanto da Quarto potere? La cerchi, la plagi]. Da quel nulla religioso fluisce la voce che tutti stanno aspettando."

Santa Evita: Tomas Eloy Martinez

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Vedo i confini piatti della Pampa rinnovarsi all'infinito…un paio di espadrillas sfilacciate giocare a campana nel cortile di casa, tra la calda austerita' di tre matrone argentine a sferruzzare colletti immacolati e l'eco di Fuoco delle grida dei gauchos…

Eva Maria Duarte la first lady dell'argentina tra il 1945 e il 1952 che coincide con l'anno della sua morte … quella di Peron , della Casa Rosada e della Fondacion …quella dei tiratissimi chignon, dei tailleur di Dior e dei Descamisados …l'unica, la piu' amata, la piu' odiata, la dea …la stessa Maria Eva Duarte cresce a Los Toldos, un piccolo paesino argentino nella provincia di Buenos Aires . Come tutti i villaggi argentini anche questo si concentrava attorno ad una chiesa, ad una scuola, al municipio, alla banca e al mercato.

Era figlia di Dona Juana Ibarguren , il padre Juan Duarte le abbandono' insieme a gli altri quattro figli, Blanca, Elisa , Juan ed Erminda … Quella di Eva era percio' una tribu' di femmine e lei era divisa tra la solidarieta' verso il clan e la vergogna di farne parte.

Anche il suo carattere era diviso, allegra e capricciosa a casa introversa fuori ; lo stesso sentimento che la legava alla madre rappresentava tale ambivalenza; lei rappresenta cio' da cui Eva sarebbe fuggita, ma allo stesso tempo era anche il suo sangue , la sua passione, la personificazione della rabbia e il sogno.

Una volta per la festa dell'Epifania Evita chiese una bambola, ma non una bambola qualsiasi; la voleva grande. Super Dona Juana l'indistruttibile la cerco' al mercato del paese e alla fine riusci' a scovare una grande Bambola con una gamba rotta. La pago' meno per via del difetto; quando il giorno seguente Eva la trovo' rimase perplessa, in silenzio, cosi' la madre le racconto' che la poveretta era caduta dal cammello di un re magio e per questo motivo aveva bisogno di molto piu' amore; Evita amo' intensamente quella bambola rotta alla quale mancava qualcosa , proprio come a lei.

Le donne di potere sono state di tanto in tanto considerate falliche da alcuni psicologi ,gli stessi che avrebbero chiamato pene quella qualche mancanza. Ma a me interessa un'altra prospettiva…Cosa tramanda Dona Juana con quel gesto alla figlia, qual'e' piu' intimamente il suo regalo?…Poteva comprare una Bambola intera piu' piccola…invece regala ad Eva la realizzazione del suo sogno con un segno indelebile; Le donne di casa confezionano un lungo vestito per la povera grande bambola cosi' da poter nascondere Il difetto al mondo e per tutta la durata del sogno.

La forza con cui Eva volle riscattare la sua mancanza, rappresentata dalla condizione di figlia illeggittima nel suo piccolo villaggio, insieme a quella di un bisogno fisico ed erotico di continuare a sentire tale condizione ribollire nel sangue, fu pari all'intensita' della passione ossessiva con la quale fu amata o odiata dalla Gente di tutti i Los Toldos e da tutti gli occhi che da ghetti di miseria, solitudine e umiliazione guardarono a Lei anche solo per un istante.

Cresciuta con i film dei telefoni bianchi e i ritagli delle biondissime dive hollywoodiane sogna di recitare… Cosi' lascia fisicamente Los Toldos a quindici anni per le luci ipnotizzanti di Bueno Aires. Attrice mediocre nei sui ruoli radiofonici e cinematografici raggiunge vette ineguagliabili con il luccicante show della sua vita , interpretando il grande ruolo di se stessa maestralmente. Divenuta first lady dell'argentina inizia ad applicare su se stessa l'impulso a perfezionare il suo personaggio…vestirlo, acconciarlo, sentirlo in questo nuovo set che la rivela regina.

Eva deve plasmare i contorni della negrita che e' sempre stata per avvicinarsi sempre di piu' a "Evita del popolo"…all'incarnazione del sogno. Appare bionda al mondo e per la prima volta sulla rivista "Atena" ; l'oro trasfigurava l'immagine di una brunetta dal biancore opaco , donandole un insolito pallore soprannaturale…Era un oro teatrale che aveva piu' lo scopo di un'aureola; essere bionda in Argentina negli anni '40 voleva dire camuffare la maledizione del sud, ed Eva con quel gesto cancello dalla sua immagine ogni segno di Los Toldos ,di una bambola zoppa e di tutta la mortificazione,acquisendo quella caratteristiaca a distinguersi dall'alto come le immagini celestiali negli affreschi delle chiese. Questo stesso oro le si sarebbe sempre piu' incorporato al cervello proprio come un'aurea di santita'…

Dalla fine del 1947 lo chignon dietro alla nuca diventa la sua unica acconciatura; c'e' chi ha visto l'influenza di Dior ; il suo parrucchiere di fiducia Pedro Alcazar giura di esserne stato l'unico inventore per facilitare Eva durante le sue estenuanti giornate alla "Secreteria". Comunque sia il tiratissimo chignon stretto e intrecciato dietro , andra' oltre ogni moda per diventare il simbolo della nuova Eva e del nuovo regime peronista.

Da questo momento in poi possiamo facilmente individuare una certa simmetria tra la donna e il sistema politico, fino al momento in cui la prima incarnera' l'immagine del secondo. Una cosa e' certa tutte le azioni e opere realizzate da lei per ingordigia di potere si polverizzarono…non rimase niente…cosi' come quando opero' per amore…

Eppure c'e' un segno, un marchio indelebile che indiscutibilmente traccio' nel tempo vivendo l'ascesa incontenibile e liberatoria del sogno…resta quindi la nebbiolina fatata dei miti e un'inconfondibile energia diffusa intorno al suo ricordo e alla controimmagine del suo pasionario chignon.

I libri: Tomas Eloy Martinez -- Santa Evita/Alicia Dujovne Ortiz - EVITA un mito del nostro secolo/ John Barnes - Eva Peron/ Mary Main - Evita: the woman with the whip/Andrew Lloyd Weber & Tim Rice - EVITA the legend of Eva Peron 1919-1952