United Artists per i bambini del Kosovo
Un resoconto personale di tre settimane passati in campi di rifugiati in Macedonia, collaborando ad un programma di teatro e danza per bambini rifugiati dal Kosovo. Di Claire Burrell

In risposta alla crisi in Kosovo, Rise Phoenix, un organizzazione volontaria di teatro per bambini - di base a Londra - decise di replicare attivamente di fronte a migliaia di bambini che stavano vivendo in campi in condizioni molto difficili, dopo esser stati testimoni delle terribili atrocita' della guerra. Un appello fu fatto per volontari, artisti, insegnanti e creativi disposti a dare un mese del loro tempo per aiutare questi bambini a riconquistare un senso alle loro vite. Come artista di teatro e di danza, con una forte convinzione nel voler implementare i poteri curativi delle arti, decisi che questa era la mia chance di fare qualcosa di attivo fondato sull'unita' e la creativita', li dove l'intervento militare della mia nazione aveva attivamente contribuito alla distruzione di vite, case e cultura.
Con base operativa a Skopije, e con il supporto del programma psico-sociale del UNICEF, Rise Phoenix ha sviluppato obbiettivi chiari e modelli di pratica. Iniziando con la creazione di uno spazio di lavoro comunale, l'obbiettivo era quello di incoraggiare lo sviluppo di fiducia e amicizia tra i bambini, di inspirare, educare e socializzare con lo scopo di rimetterli in contatto con la propria creativita'. Dragan Matijevic, il capo coordinatore a Rise Phoenix, disse con semplicita' che la chiave per interagire con i bambini era "ricordargli che la vita non si fermava agli orrori che avevano appena visto". La collaborazione con UNICEF focalizzo l'attenzione sulla Convenzione per i Diritti del Bambino, incorniciando il progetto. La Convenzione e' il piu' comprensivo di tutti gli strumenti legali per i diritti umani ed incredibilmente e' stato ratificato da 176 dei 191 paesi della terra. Ho incluso alcuni dei suoi articoli, sono stati interpretati da bambini, per bambini, e per cui sono facili da capire.
Articolo 22
Se sei un rifugiato (nel senso che hai dovuto lasciare il tuo paese perche' non era sicuro viverci), hai il diritto a protezione e aiuto speciale
Quando sono arrivata io ai primi d'agosto, il progetto era gia' avviato nei campi macedoni da sei settimane. Ero accompagnata da due colleghi di danza ed eravamo tutt'e tre ansiosi di iniziare la nostra fase del progetto. Il nostro punto d'azione principale sarebbe stato al campo rifugiati di Neprosteno, situato vicino alla cittadina di Tetova, di prevalenza mussulmana. La guerra era finita, quelli che potevano tornare a casa stavano lasciando il campo, quelli con soldi, contatti all'estero o la fortuna dalla loro se ne erano andati verso una nuova vita. L'atmosfera dentro il campo era denso di ansieta', con quelli rimasti a giocare un gioco d'attesa. Esausti dai devastanti traumi dei mesi precedenti, c'era rimasta poca energia da investire in concetti di tempo futuro.
Articolo 38
Se sei stato ferito o trascurato in qualunque modo, per esempio una guerra, hai il diritto a cure ed un trattamento speciale.
Il primo incontro con i bambini di Neprosteno e' stato potente e opprimente. Nel mio diario leggo: "due ore dopo essere arrivata a casa a Skopije, sento ancora presenza di piccolissime mani, di abbracci bisognosi, pizzicotti sulle guance e baci a milioni. Non ho mai ricevuto un cosi denso concentrato d'amore e affetto". Il campo, con le sue tende militari piantate sulla ghiaia bianca, provviste di un tetto, razioni alimentari, acqua corrente e assistenza medica. Grosse tende familiari contenenti poche cose oltre ai lettini assegnati dal campo, visto che la gran parte sono fuggiti solo con quello che avevano addosso. Mentre gli adulti cercavano di accettare tutto quello che avevano sofferto, i bambini erano lasciati a se stessi. Sporchi e puzzolenti si divertivano con giochi aggressivi e a tirarsi i sassi.
Articolo 3
Se un adulto ha a che fare con te, lui o lei deve fare cio' che e' migliore per te.
In risposta alla situazione dei bambini che lasciavano il campo, abbiamo deciso di istituire due tende di lavoro. Nella tenda piu' grande un laboratorio aperto rispondeva alle esigenze di un gruppo consistente, mentre un gruppo di dodici bambini, che sarebbero ritornati in Kosovo alla fine della settimana, lavorava verso una piccola performance. Abbiamo pensato che "Il brutto anatroccolo" di Hans Christian Anderson poteva dare ai bambini la cornice in cui esplorare le loro storie. L'intenzione non era quella di sprigionare traumi, bensi' dare una struttura in cui poter ricostruire, ristabilire e riconnettere a se stessi. Il ruolo del brutto anatroccolo era mio, in modo da evitare competizione e isolamento, e per dare ai bambini la possibilita' di rovesciare i ruoli della loro esperienza.

La fiaba fu tradotta e raccontata in albanese (dal nostro inestimabile traduttore), e i bambini creavano movimento, testo e suono in supporto del loro viaggio. La storia inizia: "C'era una volta un brutto anatroccolo, con le piume corte e scure, e tutti gli uccelli gli dissero: "Quack! Vattene via!", e ovviamente tutti loro erano stati costretti a fuggire dalle loro case per motivi di differenza. La storia continua: "tutto l'inverno si nascose via da solo", e nuovamente i bambini si ricordano del tempo passato nelle montagne, della fame e la paura. La storia finisce con il rientro e l'accettazione della sua comunita' del anatroccolo e, visto che gran parte dei bambini trovavano l'idea di tornare in Kosovo dolorosa e paurosa, sembrava importante ispirare possibilita' di crescita, trasformazione e della realizzazione di cambiare. I bambini si divertirono molto nel condividere la loro performance davanti ad un pubblico di famigliari, dando vita ai personaggi ed ai costumi fatti da loro.
Articolo 30
Se provieni da una minoranza, hai il diritto di conoscere la tua cultura, di praticare la tua religione e di usare la tua lingua
Lavorando con i bambini ebbe un effetto ad onda attraverso il campo. Si scopri che attraverso le immaginazioni dei piu' piccoli si poteva risvegliare il futuro per le generazioni piu' grandi. Andrew Calder, un giornalista UNICEF scrisse da Skopije in un articolo dal titolo "I Poteri Curativi delle Arti": "Il teatro da speranza, nel senso che quando i genitori vedono ai loro figli ridere, scoprono che c'e' ancora vita in loro, che possono ancora sognare. E questo da una speranza genuina per un nuovo inizio". Attraverso la danza, espressioni consce o inconsce di movimento, i bambini recuperarono forza nel ristabilire se stessi e individuarono quella fisicita' nella loro situazione corrente.
Articolo 31
Hai il diritto di giocare.
La tenda quella grande, spesso sfocata, rumorosa e caotica, era piena di bambini di tutte le eta', a volte riuscendo a coinvolgere con successo i grandi, ansiosi di essere inclusi e stimolati. Un estesa gamma di attivita' basate sul movimento fisico, giochi dinamici e creativi furono offerti come supporto ai partecipanti nello sviluppare un inter-gioco capace di comunicare aldila' delle limitazioni verbali e culturali. Stiramenti e piegamenti, abbracci e abbandono, salti e atterraggi richiedevano una esplorazione dei propri confini personali mentre il lavoro con partners creava un area in cui negoziare supporto, equilibrio e fiducia. Molte risate e lacrime costanti accompagnarono i bambini mentre lottavano l'uno con altro in una competizione senza sosta per spazio, attenzione e cose materiali. La lotta e' una componente molto vera nelle loro vite e la sopravvivenza del piu' forte vige come legge.
Articolo 19
Nessuno deve farti male in nessun modo. Gli adulti devono assicurarsi che sei protetto dal abuso, dalla violenza e dalla noncuranza. Neanche i tuoi genitori hanno il diritto di farti male.
L'ultimo giorno, lasciando il campo, c'erano molte lacrime. Era ovvio che il contatto, l'incoraggiamento e il supporto che eravamo stati capaci di dare a questi bambini nel comunicare ed esprimere le loro emozioni e idee era stato vitale e prezioso al loro tempo passato nel campo. Ma, adesso era finito e stavamo partendo per tornare alle nostre case e ai nostri futuri promettenti. E improvvisamente una goccia nel oceano di esperienza e' diventata un grido disperato all' umanita'. Quante volte possiamo chiedere ai bambini di fidarsi di noi? Quante volte ce ne andremmo via?
Articolo 42
Tutti gli adulti e tutti i bambini dovrebbero conoscere questa Convenzione. Hai il diritto di imparare i tuoi diritti, e anche gli adulti dovrebbero impararle.

Articolo 6
Tutti dovrebbero riconoscere il tuo diritto a vivere.