Breve Racconto Di Ingiustizia Economica, Sesso e Morte

Alla Spiaggia a Roma Un Pomeriggio d'Estate 1999

Il mare all'orizzonte, sotto il riflesso del sole, luccica con diamanti cosi vicini eppure fuori portata. Ahmed lo guarda di tanto in tanto mentre cammina lungo la spiaggia. La conosce bene, camminandoci su e giù tutti i giorni dall'inizio dell'estate. Prova a camminare lungo il bagnasciuga, dove si stanca di meno. Ma non è facile con tutti quelli che giocano a racchettoni, che si tuffano nelle onde, che passeggiano in gruppo, bambini che scavano buche enormi e castelli fragili. Di tanto in tanto un cane che ringhia. E tutta quella carne fuori ad abbronzarsi in lunghe file e colonne; come i numeri che studiava a scuola. Pensando alla matematica si infila una mano in tasca per vedere quanti soldi ha. Mai abbastanza, pensa mentre accarezza le banconote sgualcite. Mai abbastanza.

Musica! CD! Musica! la litania non cambia. E' senza fine. Sono le sole parole che lo connettono al mondo che sta attraversando, che fanno da ponte con quelli che stanno orizzontali, a prendere il sole, come le lucertole che cacciava a casa da bambino. Casa, sembra cosi lontana. Cosi lontano da tutto, da tutti i sogni, le avventure che aveva immaginato quando era giovane abbastanza da disseminare la sua mente ovunque. Non si intravede nulla adesso. Solo il suono della sua litania sotto il sole. Senza fine, sembra. Eppure il vecchio nigeriano gli aveva detto ieri sera che doveva considerasi fortunato nello schema delle cose. Visto che lui vendeva gli oggetti più trendy che si potessero trovare sulle spiagge di Roma alla fine di questo, il secondo millennio di cristo, ed era anni avanti di tutti i venditori di parei, cappellini e di quei braccialetti brasiliani che tutti si erano già comprati, esprimendo un desiderio e portandolo fino a che si spezzava, si consumava, senza che i desideri si avverassero mai.

Cosi sono il re del circolo, all'avanguardia, pensa. Io vendo la ultima tecnologia…e non sono un cazzo, mentre cammino tra queste persone orizzontali, l'unico eretto.

Francesca guarda il mare ed il diamante incastonato nel suo anello di fidanzamento e si domanda perché tutto sembra cosi blando, cosi senza sorprese. Anche sotto questo sole che riscalda il suo corpo, senza possibilità di sfogo.

Mi ci è voluto meno di un'ora e mezzo di Rolex per arrivare dall'Abruzzo, dice, in piedi al bar bevendo il suo caffè freddo e raccontando alla sua piccola corte - tre giovani dall'aria timida - storie delle sue macchine sportive, e di autostrade, di come sfreccia davanti alle macchine della polizia perché suo padre è sindaco di una cittadina in Emilia Romagna, dove fanno i tortellini migliori, e le ragazze i migliori bocchini, tanto che neanche una goccia di sperma ha mai macchiato, è mai stato sprecato, sulla pelle dei suoi sedili, e si è anche fermato per le prostitute nere che spuntano come funghetti per tutta l'Italia per cercare piaceri orali mentre guida a 220 chilometri l'ora cercando soddisfazione, venendo con i flash degli autovelox. La sua targa su fotografia; la multa per autenticare l'esperienza. Le tasse che non paga. I ragazzi che ridono. Quelle troie hanno tutte culi enormi, urla e il barista sghignazza e i ragazzi ridono

Dov'è Fabio? Enza domanda a Francesca. Al bar, a bersi un caffè con i ragazzi. E' appena arrivato. E' stato via per lavoro un paio di giorni. Non mi ricordo se te l'ho detto. Enza sorride e non dice niente. Fabio è il fidanzato di Francesca, e Enza è la migliore amica di Francesca. E Fabio e Francesca si sposano dopo l'estate, durante i primi d'autunno. Cosi Enza continua a sorridere e pensa: Certo che lo so, stupida stronza. Stavo a cena con lui l'altra sera - la sera che ha detto che partiva - e… interrompe il suo filo di pensieri con un vietato ai minori, come se fosse imbarazzata da quello che aveva fatto. Non per la sua amica, ma per l'atto in se stesso. Tutto quello scambio di liquidi tra corpi le sembra ripugnante qui sotto la luce del sole. Chissà se mi scoperà ancora dopo che l'ha sposata, si chiede, inconsciamente stringendo le cosce.

Ahmed pensa ai tempi prima di partire dal Marocco: i pomeriggi, le giornate intere passate con Sidi, il suo miglior amico, a discutere di quello che avrebbero fatto una volta arrivati in Europa. Guardavano passare i turisti, macchine fotografiche a scattare, videocamere a girare, e si meravigliavano di come erano tutti ricchi, di quanto erano nude le donne nei loro vestiti estivi, di come dovevano essere facili. Parlavano per ore di quanti soldi avrebbero guadagnato, delle cose che avrebbero comprato, di tutto il sesso che avrebbero fatto. Specialmente del sesso. E dopo, il loro ritorno in Marocco, forse in una macchina di lusso, mazzette di soldi lanciati sui tavoli di cucina delle mamme. Ogni volta che ci pensavano, il loro ritorno diventava più trionfale, come in quei film americani quando i soldati tornano a casa e ovunque la gente riempie le strade di urla, di balli, e stelle filanti multicolore lanciate da grattacieli. E li ridevano perché di palazzi alti cosi a Chaouen non c'erano. Scordati i grattacieli, qui abbiamo tutte le montagne dell'Atlas sotto cui celebrare la nostra vittoria! Sidi era uso gridare con estasi mentre si riempiva i polmoni di mondo in piedi sopra il loro paese davanti alle rovine di una vecchia missione cattolica. Finchè il muzzein non chiamava i fedeli alla preghiera e i due giovani correvano giù per la montagna tra i sassi e le cacchette di pecora, con i loro djellabas svolazzanti nella fredda aria dell'inverno.

Francesca guarda il suo Cartier per vedere se è passata la mezz'ora e si gira a prendere il sole davanti. I suoi occhi chiusi, la sonnolenza indotta dal calore, si rimuove mentalmente da ciò che la circonda. Pensando al suo matrimonio che si avvicina, a Fabio, a come tutte le sue amiche sono invidiose. Poi cade più a fondo, dove i pensieri acquisiscono il nero del mare profondo dove i pesci sono tutti mostri ciechi. Qui quasi riesce a vedere il suo disgusto nascosto come una trappola, e branchi di desideri inespressi a nuotare. Francesca si mette altro protettivo sulle braccia, sul seno, sulla pancia scura automaticamente, senza pensare, come se il sogno fosse fuori.

Ahmed continua a camminare. Continua a fare il venditore ambulante. A Passare davanti a tutti gli stabilimenti, con le loro cabine di legno, le loro doccie, i loro ristoranti e campi da pallavolo. Ha sete, cosi si ferma ad una fontanella che sta in cima alla spiaggia. Una donna di mezza età con in braccio un bimbo ciccione sta in piedi dietro a lui mormorando osservazioni spiacevoli indirizzati a lui. Ahmed si concentra sull'acqua fresca che gli scorre giù per la gola. Cancellando le parole che non riesce a capire del tutto, si gira per andarsene. I suoi occhi si incontrano con quelli di lei, e tutto quello che vede per una frazione di secondo sono le iridi marroni uguali a quelle di sua nonna, sempre a brontolare pure lei. Poi ride, sentendosi triste. La donna si tira indietro, paura nel suo sguardo, facendolo sentire potente per un momento finche un'onda di solitudine non lo riporta al bagnasciuga ed al suo lavoro.

Fabio paga il conto e si incammina giù verso dove stanno Francesca e gli altri. Mentre passa le cabine, Enza spunta dal tramezzo che le divide, dove spesso giocano i bambini. Aspettavo una tua chiamata, perché non l'hai fatto? Senti. Questo non è il posto va bene! E dai Fabio, sii carino, non fare il testa di cazzo. Faccio quello che mi pare. E smettila. Parla con me. Allora vieni con me. Fabio spinge Enza nella cabina di famiglia, chiude la porta, la spinge giù in ginocchio. Adesso fai la brava. Enza guarda su, senza muoversi, cercando i suoi occhi, il suo sorriso. Ma dopo la luce fuori, è tutto buio in cabina. Non ci sono più parole. Una mano corre per i suoi capelli e la spinge più vicino. Enza tira il costume Dolce e Gabbana di Fabio giù.

Ahmed vende un CD doppio di Vasco Rossi e si intasca le 20.000 lire. La coppia continua ad esaminare la sua selezione musicale, soffermandosi su una compilation reggae. Sono tutt'e due abbronzati, asciutti e belli. E la donna sta cosi vicino all'uomo i suoi capelli - lunghi e neri come la notte e gli occhi delle donne in Marocco - incorniciano la spalla di lui. Deve essere bello sentire il calore dell'altro, pensa mentre i due guardano su e i loro occhi si incontrano: tutti e tre scoprendo un sorriso. Come va? Gli chiedono.

Ahmed rimane in silenzio, facendo finta di cercare qualcosa nello zainetto dei CD, poi dice: Non male, Hamdoul'lah. Ma la sua mente corre a Sidi e allo stretto di Gibilterra, a come si era sentito ad attraversare quelle acque nere e senza pietà quella notte d'inverno. Le correnti sono forti qui, aveva detto il trasportatore mentre correvano verso le luci di Tarifa, una smorfia ammaccata sul viso. Ahmed fingendosi sordo, seduto terrorizzato sul gommone che tagliava attraverso il mare increspato, spiccando il volo di tanto in tanto per brevi momenti d'eternità, prima d'atterrare di pancia. Tra spuma di mare e occhi che bruciavano di sale continuava a fissare la costa spagnola, illuminata come quei spettacoli televisivi spagnoli che si riuscivano a prendere a casa. Aveva il mar di mare. Si sentiva che non ce l'avrebbe mai fatta. Sapeva che un'onda lo avrebbe portato via, strappato dalla corda a cui si aggrappava violentemente, e lo avrebbe sotto ad affogare, senza avere mai imparato a nuotare. La sua visione una chiara ed amara premonizione che lo fece ridere una risata che non era sua, ma che gli rimase per sempre.

Ce l'aveva fatta, ovviamente. Il suo giudizio sequestrato dalla paura. Non era stato nient'altro. Ma Sidi non ce l'aveva fatta ed era morto come in un remake della visione di Ahmed.

Tutti i suoi amici a pranzo, Francesca sfoglia una rivista e si sente inquieta, pensando come era curioso che gli umani fossero cosi bravi a dissimulare, a come poteva rimanere sdraiata senza muoversi mentre dentro scoppia al rallentatore. Poi guarda, come fa tutti i giorni, il giovane nord africano che si avvicina, cosi bello sotto il riflesso del sole, cosi imperlato di sudore che si è immaginata il sapore della sua pelle, delle sue palle. Costruendosi intricate fantasie di sesso e secrezioni.

Ahmed guarda, come fa tutti i giorni quando si avvicina, la giovane italiana reclinata sul suo lettino, cosi bella sotto il riflesso del sole, e cosi gustosa che si è immaginato i sapori nascosti nelle sue fenditure. Costruendosi intricate fantasie di secrezioni e sesso.

Succede tutto cosi rapidamente: i loro occhi si incontrano per troppo tempo questa volta. Il sole e il suo riflesso, il caldo con mano pesante sconnettono tempo, suoni e ambiente circostante dai sensi. Legami con tempo e società recisi da due mani, dieci dita che fanno contatto attraverso paesaggi onirici nella realtà tangibile. Una carezza è scambiata dietro i confini di una borsa di CD ed una rivista. Incredibile come certi non sanno mai di essere dei giocatori finche non si ritrovano con tutti i loro averi al tavolo da gioco. E lei si sta guardando intorno. Ed anche lui. Ed il posto, aldilà delle radio che suonano, sembra congelato nel tempo. Intorno a loro nessuna che lei riconosca. Tutti a mangiare, a giocare a carte, a sonnecchiare. Lei prende la mano di lui e lo porta alla sua cabina, la più vicina al mare. Dentro è buio e fa caldo. Lui inizia a dire qualcosa quando un dito si ferma sulle sue labbra. Tutte le parole evaporano. Un bacio spinge per essere nato. Una mano si chiude sul suo seno. Un'altra tra le sue gambe. Lei si tira via, inginocchiandosi, e tira giù i shorts. Lui sente il suo cazzo duro contro le sue labbra, e le sue palle si stringono. Lei si alza, si gira, e con il cazzo in mano lo spinge tra le natiche e su per il culo. Il suo ano che pulsa, vengono insieme. Spazzati da ondate di piacere, infinite come il mare.

Come un temporale tropicale, tutto finisce troppo presto, come se non fosse successo niente. Solo un rivoletto di sperma e succhi all'interno delle sue cosce. Eppure tutto è successo, e sorridono; un bacio a sigillare un secreto che solo loro. Dietro la cabina due dodicenni si continuano a prendere a calci e pugni per guardare attraverso il buco nel legno della cabina. Quando l'uomo esce, i due corrono giù al mare.

Ahmed inciampa sul bagnasciuga e si ferma, abbracciando il mare con lo sguardo. Avevi ragione Sidi, i sogni possono avverarsi, sussurra a se stesso.

Francesca si sente coraggiosa ed eccitata. Il suo cuore e leggero, come quello della protagonista di un romanzo di Colette letto per la classe di francese; una mano, uno schiaffo appaiono dal nulla e sente la parola puttana mentre casca al suolo. L'orecchio sinistro che suona come un antifurto, i calci che iniziano. Da dietro le sue dita guarda le facce di quelli che la stanno guardando con…un piede colpisce la tempia e Francesca sviene. Smettila, la stai uccidendo, pensa di udire, e quel bastardo a cui dobbiamo pensare. E di un tratto non ci sono più. Il suo sangue che già si inscurisce sulla sabbia.

Ahmed sta correndo nel parcheggio dello stabilimento, dietro di lui una dozzina di uomini, accecati dal sole e dal odio. Mentre corre cerca aiuto, ma non c'è nessuno, solo il parcheggiatore che guarda eccitato ed una famiglia di quattro che guarda via. Poi, dall'altra parte della strada, dietro la moltitudine di macchine parcheggiate, vede una macchina della polizia. Per una secondo pensa al suo status illegale, poi alla sua vita. Solleva la sua mano per attirare l'attenzione, con il piede inciampa e cade. Gli inseguitori esultano; la polizia sentirà tutto questo casino, pensa, e mi manderanno a casa.

La piccola folla si fa indietro. Fabio si allontana dal corpo di Ahmed: uno scroto insanguinato penzola dal coltello da sub. La polizia accende le sirene. Il mare all'orizzonte, sotto il riflesso del sole, luccica con diamanti cosi vicini eppure fuori portata.

(originally written in English by Ashley Benigno in London E18, July 1999. Tradotto in italiano dal autore, agosto 1999)